Uvadatavola.com | Il Distretto Produttivo dell’Uva da tavola metterà alla prova il settore

Uvadatavola.com | Il Distretto Produttivo dell’Uva da tavola metterà alla prova il settore

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La costituzione del distretto agroalimentare di qualità dell’uva da tavola rappresenta la vera sfida della Filiera. Se da un lato potrà essere lo strumento attraverso cui intercettare nuovi fondi per lo sviluppo, dall’altro testerà le capacità dell’intero comparto. 

Esso infatti dovrà dimostrare di essere in grado di continuare a produrre rispettando l’ambiente e mettendo a sistema tutte le novità che la tecnologia, l’innovazione, la biologia e la scienza offrono per recuperare competitività.

La Commissione Uva da Tavola (CUT) ha avviato l’iter per la costituzione del Distretto agroalimentare di qualità dell’uva da tavola. Per la CUT questo passo rappresenta, infatti, la chiave di volta per recuperare competitività in seno alla viticoltura italiana. La richiesta è stata già depositata in Regione, assieme a tutto il materiale necessario per ottenere il riconoscimento.

“Uva da Tavola Magazine”, per approfondire meglio la questione e comprendere l’importanza di questo passaggio, ha intervistato sia il presidente che il vicepresidente della CUT, rispettivamente: Massimiliano del Core e Stefano Borracci.

Perché è così importante costituire il Distretto agroalimentare di qualità dell’uva da tavola?
Tra gli obiettivi che la CUT si è data, sulla base delle richieste recepite dal territorio, vi è il recupero della competitività del comparto. Secondo noi – esordisce Massimiliano Del Core – la realizzazione del distretto produttivo è un passo fondamentale per raggiungere questo obiettivo. Il Distretto diventerà, infatti, lo strumento indispensabile attraverso il quale attivare determinate iniziative che restituiranno competitività al comparto. Oltretutto, grazie al Distretto, saremo in grado di attrarre contributi da parte di diverse istituzioni economiche e politiche sia nazionali che europee.

Quali sono le attività che il Distretto ha presentato?
Al momento dell’atto di richiesta del riconoscimento, la CUT – continua Del Core – ha già presentato delle attività per il futuro Distretto. Si tratta di attività di valorizzazione del territorio e del prodotto – parliamo quindi di comunicazione e promozione – sviluppo di nuovi mercati, di implementazione della qualità dei processi del nostro comparto, di censimento varietale delle produzioni.

Tutte attività di cui il nostro comparto ha molto bisogno e che dovranno, per forza di cose, andare a potenziare la coesione della Filiera. D’altronde sono tutte attività che negli altri areali produttivi del mondo le varie “Commissioni” già attuano da anni, con ottimi risultati per le aziende: penso alle certificazioni qualità, alla diffusione di buone pratiche agricole e innovative tecniche colturali, alla ricerca e al miglioramento varietale, magari anche per la maggiore resistenza ai patogeni. Consapevoli del fatto che la voce “qualità del sistema produttivo” oggi è sempre più annodata alle voci “territorio” e “impatto ambientale”. Per rimanere sul mercato dobbiamo essere capaci di continuare a produrre rispettando le indicazioni europee contenute all’interno delle strategie From Farm to Fork e Green New Deal. In questa nuova ottica anche i produttori di uva da tavola, sempre salvaguardando la competitività, dovranno adeguarsi al nuovo modo di fare agricoltura e alle nuove visioni.


A supporto di questo processo verrà in nostro aiuto la tecnologia e quindi l’agricoltura 4.0, anche attraverso l’azione del Distretto. Ovviamente all’interno della nuova concezione di agricoltura sostenibile c’è un’attenzione maggiore nei confronti della risorsa idrica – quindi attenzione all’efficientamento dell’irrigazione – per mezzo magari dell’agricoltura di precisione. La tecnologia di cui disponiamo, ci consente già oggi di ottimizzare l’uso degli agrofarmaci, attraverso la lotta integrata. Nodo da chiarire una volta per tutte sarà invece lo smaltimento dei teli plastici contaminati dai residui derivanti dalle l’attività agricole. Tutte queste tematiche dovranno essere curate e sostenute dal Distretto per sostenere i produttori e far aumentare la redditività delle aziende.

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Sarà quindi messo alla prova l’intero sistema produttivo dell’uva da tavola: è arrivato il tempo di dimostrare di possedere le capacità per continuare a produrre, nonostante le rivoluzioni tecnologiche e varietali e le novità legislative che tutelano l’ambiente?
Produrre e commercializzare facendo filiera e aderendo a questa nuova ottica: sono certo che ne siamo capaci. Si tratta – continua sempre il presidente Del Core – di un traguardo al quale non ci è concesso di decidere se arrivare o meno, semplicemente dobbiamo arrivarci per forza. Anche perché, come dicevi, da un lato ci sono degli obblighi normativi che tra poco saranno sempre più stringenti e rispetto ai quali l’agricoltura in generale dovrà fare i conti, dall’altro rischiamo di perdere ulteriore competitività sui mercati rispetto ai paesi nostri competitor.



A quanto ammonta il budget previsto dal progetto?
Il progetto del Distretto a favore del territorio – precisa Stefano Borracci – attualmente prevede:

  • 6 milioni di euro, da attribuire alle iniziative di promozione e valorizzazione e sviluppo commerciale: la nostra qualità e la nostra passione vanno raccontate e comunicate;
  • 1 milione e mezzo di euro, dedicato a nuove pratiche colturali e sostenibilità ambientale;
  • 3 milioni di euro, da destinare a ricerca e innovazione, punto questo che – voglio sottolineare – vedrà il distretto collaborare con le attività di breeding già esistenti sul nostro territorio;
  • 1 milione di euro, da destinare alla formazione, intesa come scambio di know how, condivisione nella filiera e anche – ovviamente – specializzazione nei processi e nella qualità, il nostro grande valore aggiunto.

Ecco, proprio la formazione costituirà l’innesco, il primo passo. Si tradurrà nell’avvicinamento tra i diversi attori della filiera, nella conoscenza e nella condivisione delle esperienze. Formazione intesa come ottimizzazione ed elevazione dei processi di produzione, lavorazione e conservazione del frutto. Attività fondamentale ai fini dell’ottenimento di un’altissima qualità per il prodotto finale.

Le attività poc’anzi elencate avranno ricadute positive su tutto il territorio o soltanto sulle aziende dei soci CUT?
Questa riflessione rappresenta pienamente la visione della CUT – precisa Stefano Borracci -, infatti il Distretto è qualcosa di più ampio rispetto alla Commissione Uva da Tavola. La CUT è un’associazione che sicuramente ha piacere nel vedere i benefici ricadere anche sui propri associati. Il Distretto, invece, è qualcosa di molto più ampio e per forza di cose dovrà interessare gran parte del comparto, altrimenti non sarà uno strumento efficace ed efficiente. I benefici infatti creeranno delle virtuosità per tutte le aziende che insistono sul territorio. Sicuramente il Distretto vedrà una forte presenza della Commissione Italiana Uva da Tavola, ma al suo interno troveranno posto anche tutti gli altri rappresentanti della filiera dell’uva da tavola con la stessa visione.

La creazione del Distretto riuscirà ad essere determinante in ottica di apertura di nuovi mercati?
Un conto è quello che l’uva da tavola deve fare per raggiungere la sostenibilità ambientale, un conto è la possibilità di poter approdare su nuovi mercati. Per fare questo – approfondisce il vicepresidente Stefano Borracci -, c’è bisogno di un’azione di promozione. Bisogna far conoscere il nostro prodotto, i nostri processi, il nostro know how e la nostra qualità all’estero. Ovviamente in tal senso ci sono fondamentali passaggi di carattere politico e fitosanitario. Politico, perché di fatto la politica innesca e rende possibili le relazioni internazionali, attraverso l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – relazioni indispensabili per poter raggiungere nuovi mercati. Infine, ma non per ultimo, c’è anche il vincolo fitosanitario da rispettare. Cosa vuol dire? Significa che il prodotto uva da tavola è tenuto a rispettare determinate caratteristiche.

Sappiamo che il prodotto italiano possiede già moltissime caratteristiche positive, però bisogna inserire tutto ciò all’interno dei protocolli che consentono la commercializzare con nuovi Paesi. In merito a questo punto, il distretto avrebbe un ruolo fondamentale, perché potrà agire e stimolare il Ministero e l’ICE a sviluppare protocolli per il commercio internazionale di uva da tavola con nuovi Paesi. Penso alla Thailandia, al Medio Oriente e a destinazioni più lontane come la Cina. La virtuosità e la sostenibilità ambientale, assieme alle buone pratiche agricole, rappresentano sicuramente uno dei valori aggiunti che l’uva da tavola italiana deve dimostrare di possedere all’estero. Si tratta di preziosi assi nella manica da far valere sui mercati; cominciando da quelli che già raggiungiamo per poi spostarci in quei Paesi che potrebbero rappresentare dei nuovi sbocchi di vendita per il nostro prodotto.

Per concludere: dopo il riconoscimento dal Distretto che avverrà “d’ufficio”, quali saranno gli step successivi?
Per realizzare il Distretto – conclude Massimiliano Del Core – l’iter è questo: per prima cosa si richiede il riconoscimento alla Regione Puglia, passo che abbiamo già effettuato il 28 febbraio 2021. Una volta ottenuto il riconoscimento – che avviene in automatico entro 60 giorni dalla richiesta – si tratta di agire per costituire effettivamente il Distretto. Azione, questa, che effettueremo entro giugno. In seguito si comincerà a partecipare, come distretto, ai diversi bandi che meglio interpretano i progetti e le iniziative da noi proposte in Regione. Esistono infatti bandi dedicati ai Distretti Agroalimentari di Qualità. L’attività tecnica appena descritta verrà compiuta da tecnici specializzati e dal comitato di gestione del Distretto, che vedrà la Commissione Uva da Tavola come protagonista.

Autore: Teresa Manuzzi
Foto: Teresa Manuzzi

Fonte Uva Da Tavola